Le competenze spaziali comprendono sia l’orientamento spaziale, ovvero la capacità di collocare sé stessi e muoversi nell’ambiente, sia l’organizzazione visuo-spaziale, che permette di analizzare e strutturare le informazioni nello spazio, soprattutto nei compiti visivi e grafici.
Entrambe si sviluppano attraverso l’esperienza e risultano fondamentali nelle attività quotidiane e negli apprendimenti. Per questo motivo, in ambito terapeutico è utile proporre attività mirate che le stimolino in modo integrato e progressivo.
Punti di vista è un gioco pensato per sviluppare le competenze spaziali attraverso la manipolazione e il confronto tra diversi punti di vista. E’ composto da schede illustrate e piccoli elementi in legno che il bambino deve posizionare su una base. Le attività sono organizzate in livelli di difficoltà progressiva e presentano la stessa configurazione osservata da prospettive diverse (vista frontale, dall’alto, in prospettiva), favorendo così la comprensione delle relazioni spaziali.
Giochi di orientamento spaziale per bambini
Vediamo insieme diverse attività di utilizzo, andando oltre la semplice copia del modello.
Attività 1: Costruisci dalla voce
In questa attività il bambino è chiamato a costruire una scena esclusivamente a partire da indicazioni verbali, senza avere accesso al modello visivo. Il terapista descrive progressivamente la disposizione degli elementi, utilizzando riferimenti spaziali chiari (es. “metti la casa al centro”, “l’albero a sinistra della casa”, “il coniglio davanti…”), lasciando al bambino il tempo di elaborare e posizionare ogni elemento.
Successivamente, si può chiedere al bambino di diventare lui “il regista”, fornendo le indicazioni al terapista per ricostruire la scena. L’attività può essere proposta in coppia terapista-bambino oppure in piccolo gruppo tra più bambini.
Attività 2: Scena sbagliata
Il terapista costruisce una scena sulla base prendendo come riferimento una scheda, ma inserendo alcuni errori intenzionali (es. posizione errata, inversione destra/sinistra, elemento davanti invece che dietro, distanza non corretta). Il bambino osserva la configurazione e deve individuare gli errori confrontandola con il modello, per poi correggerli riposizionando gli elementi.
È possibile calibrare la difficoltà del compito: inizialmente si propone un solo errore, aumentando gradualmente il numero e la tipologia. Un elemento importante è la verbalizzazione: il bambino non deve solo individuare l’errore, ma anche spiegarlo (“la volpe è a destra invece che a sinistra”) lavorando così anche sul linguaggio spaziale.
Attività 3: Cambio di prospettiva reale
Dopo aver costruito una scena, si invita il bambino a osservarla da un punto di vista diverso, spostandosi fisicamente (di lato, dietro, oppure simulando una vista dall’alto). Gli si chiede di riprodurre la nuova prospettiva utilizzando la seconda tavola, il disegno, oppure descrivendola verbalmente.
Per aumentare la complessità, si può chiedere al bambino di immaginare il cambio di prospettiva senza spostarsi fisicamente, lavorando quindi solo a livello mentale. Questa variante richiede un livello più avanzato di rappresentazione spaziale e di flessibilità cognitiva.
Attività 4: Trasforma la scena
Il bambino parte da una scena già costruita e deve modificarla seguendo indicazioni dell’adulto, senza smontarla completamente. Ad esempio: “sposta la volpe dietro la casa”, “metti l’albero più lontano”, “porta tutto ciò che è a destra, a sinistra”.
Il bambino deve quindi mantenere alcune informazioni e modificarne altre, senza perdere l’organizzazione complessiva. Successivamente sarà il bambino a dare le consegne al terapista o a un compagno, se l’attività è proposta in piccolo gruppo.
Leggi anche: Migliorare la Concentrazione e la Regolazione attraverso Strategie Sensoriali
Attività 5: Trova la posizione giusta
Il terapista posiziona alcuni elementi sulla base, mentre altri vengono lasciati a disposizione del bambino. Il compito è quello di completare la scena individuando la posizione corretta degli elementi mancanti.
Le indicazioni possono essere visive, per un compito più semplice o adatto a bambini più piccoli, oppure esclusivamente verbali, aumentando così la complessità. Il bambino deve analizzare lo spazio già organizzato e capire dove collocare ciò che manca, rispettando le relazioni spaziali tra gli elementi presenti.
Perché usare il gioco “Punti di vista” in terapia
Ciò che rende Punti di vista uno strumento particolarmente efficace nei percorsi di potenziamento delle competenze visuo-spaziali è la sua graduabilità: le stesse attività possono essere proposte a livelli di difficoltà molto diversi, adattandosi al profilo del bambino e agli obiettivi terapeutici specifici.
Attraverso queste cinque proposte, il gioco diventa un contesto strutturato per lavorare su competenze trasversali che supportano gli apprendimenti scolastici e le attività di vita quotidiana (orientamento spaziale, linguaggio spaziale, cambio di prospettiva e pianificazione). Un esempio concreto di come i giochi di orientamento spaziale per bambini possano trasformarsi in strumenti clinici a tutti gli effetti.
Guarda il video per vedere queste attività in azione!



Lascia un commento