Quando un gioco diventa tanti giochi
Nella scelta dei materiali da utilizzare con i bambini, una delle caratteristiche che considero più preziose è la versatilità. Esistono infatti giochi che nascono per allenare una specifica abilità e che vengono utilizzati sempre nello stesso modo. Altri, invece, offrono molteplici possibilità di utilizzo e permettono all’adulto di adattare la proposta alle caratteristiche, agli interessi e agli obiettivi del bambino.
Boulcolor rientra certamente in questa seconda categoria: un gioco educativo che in terapia occupazionale e in neuropsicomotricità dell’età evolutiva si presta a molteplici usi.
Il materiale è composto da una base in legno, nove sfere che differiscono per colore e dimensione, una pinza a forbice e una serie di schede da riprodurre. Nella modalità di utilizzo prevista dal gioco, il bambino osserva il modello rappresentato sulla scheda e riproduce la configurazione posizionando correttamente le palline sulla base attraverso l’utilizzo della pinza.
Questa semplice attività coinvolge numerose competenze contemporaneamente: coordinazione oculo-manuale, motricità fine, pianificazione motoria, discriminazione visiva, abilità visuospaziali e attenzione. Tra queste spicca la memoria di lavoro visuo-spaziale, cioè la capacità di trattenere e manipolare mentalmente le informazioni relative alla posizione e alla configurazione degli oggetti nello spazio.
Ma ciò che rende davvero interessante questo materiale è che non esiste un solo modo di utilizzarlo.
Un compito semplice, ma ricco di sviluppo
Quando il bambino riproduce una delle configurazioni proposte dalle schede, sta svolgendo un compito apparentemente semplice ma in realtà molto ricco dal punto di vista dello sviluppo.
Innanzitutto, è necessario osservare attentamente il modello. Le palline non differiscono soltanto per colore ma anche per dimensione, per cui il bambino deve analizzare contemporaneamente più caratteristiche e individuare quelle corrette.
Successivamente deve selezionare la pallina desiderata utilizzando la pinza. Questa azione richiede una buona coordinazione occhio-mano, il controllo della forza di presa e una precisa organizzazione del movimento.
Infine deve collocare l’oggetto nella posizione corretta sulla base, confrontando continuamente ciò che sta facendo con il modello osservato.
Si attiva così un processo complesso di integrazione visuo-motoria: l’informazione visiva guida l’azione motoria e il risultato dell’azione viene nuovamente confrontato con il modello per verificarne la correttezza.
Questo processo è molto importante perché rappresenta uno dei prerequisiti fondamentali per molti apprendimenti scolastici futuri. Pensiamo, ad esempio, alla copia dalla lavagna, alla riproduzione di figure geometriche, alla scrittura e più in generale a tutte quelle attività nelle quali il bambino deve osservare un modello, riprodurlo e controllare progressivamente il proprio operato.
Questo continuo passaggio tra osservazione, esecuzione e verifica favorisce lo sviluppo delle funzioni esecutive nei bambini, della capacità di monitoraggio e dell’autonomia nel problem solving.
Uno strumento per obiettivi diversi: lo sguardo del terapista
Nella pratica clinica accade spesso che il gioco venga utilizzato sia secondo le modalità per cui è stato progettato sia in modi completamente diversi. Il materiale rappresenta uno strumento per raggiungere l’obiettivo che il professionista si pone.
Un terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva non osserva soltanto l’oggetto-gioco, ma soprattutto il bambino che ha davanti: il suo livello di sviluppo, le sue risorse, le sue difficoltà e gli obiettivi che si stanno perseguendo nel percorso terapeutico. Per questo motivo uno stesso materiale può assumere funzioni molto diverse.
Lavorare sul controllo motorio: pinza e travasi
Con bambini più piccoli o con bambini per i quali l’obiettivo principale riguarda il controllo motorio, è possibile utilizzare esclusivamente la pinza e le palline. Un’attività semplice ma efficace consiste nel proporre travasi da un contenitore all’altro utilizzando la pinza.
In questo caso il focus non è più sulla riproduzione del modello ma sulle competenze motorie coinvolte nell’azione: la coordinazione oculo-manuale, la presa, la dissociazione delle dita, la segmentazione del movimento e la coordinazione bimanuale. La mano dominante utilizza la pinza mentre l’altra mano stabilizza il contenitore o organizza il materiale, favorendo così un lavoro integrato tra i due lati del corpo. L’attività può essere ulteriormente graduata modificando la dimensione dei contenitori, la distanza da raggiungere o il tempo a disposizione.
Stimolare la sfera cognitiva: seriazione e categorizzazione
Se l’obiettivo è anche sollecitare la sfera cognitiva possiamo chiedere al bambino di ordinare le palline in base alla dimensione, dalla più piccola alla più grande o viceversa, senza utilizzare le schede. Questa proposta richiede al bambino di confrontare gli oggetti, individuare relazioni di grandezza, stabilire criteri di classificazione e mantenere la regola durante tutto il compito.
Anche un’attività apparentemente semplice come questa coinvolge importanti abilità cognitive: categorizzazione e seriazione nei bambini, oltre ad attenzione e memoria di lavoro.
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Allenare le abilità visuospaziali
L’utilizzo classico del materiale rappresenta probabilmente la modalità più efficace per allenare le abilità visuospaziali nei bambini. In questo caso il bambino deve comprendere la posizione reciproca degli oggetti nello spazio, interpretare correttamente il modello e riprodurlo sulla base.
Entrano in gioco concetti come destra e sinistra, sopra e sotto, accanto, vicino e lontano, oltre alla capacità di orientarsi all’interno di una configurazione spaziale organizzata. Queste competenze risultano particolarmente importanti perché costituiscono la base per molte attività scolastiche e quotidiane.
Potenziare la memoria di lavoro visuo-spaziale
Se vogliamo lavorare in modo specifico sulla memoria di lavoro visuo-spaziale possiamo proporre questa attività: il terapista mostra il modello per alcuni secondi, lascia il tempo necessario all’osservazione e successivamente lo nasconde. A questo punto il bambino deve ricostruire la configurazione affidandosi esclusivamente alle informazioni mantenute in memoria.
La difficoltà può essere modulata facilmente aumentando o diminuendo il tempo di esposizione del modello oppure scegliendo configurazioni più o meno complesse.
Spesso la ricchezza di un gioco non dipende dalla quantità di elementi che contiene ma dal numero di esperienze che riesce a generare. Boulcolor ne è un esempio interessante: con pochi componenti permette di proporre attività molto diverse tra loro, adattabili a età, competenze e obiettivi differenti.
Ci ricorda un principio fondamentale del lavoro educativo e riabilitativo: non è il materiale, da solo, a fare la differenza. È lo sguardo dell’adulto che lo utilizza, la capacità di osservare il bambino e di trasformare un gioco in un’opportunità di apprendimento costruita su misura per lui.
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